Essere innovativi e creativi

 
di Sarah Canonici
 
Produzione industriale in calo, pochi investimenti nella ricerca, scarsa attitudine all’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi: l’Italia ristagna in un sistema economico superato che non ha ancora trasformato se stesso.

Sono molti coloro che pensano di avere le “formule magiche”, le soluzioni che, se applicate, mettono tutte le cose a posto.
Una delle più utilizzate, negli ultimi tempi,  è “bisogna essere innovativi e creativi”. Che, detta così sembra che abbia una propria validità. Ma poi quando ne vai a parlare in concreto ti accorgi che molto spesso i tuoi interlocutori non è che abbiano le idee così chiare.

E allora mi sembra giusto dare qualche cenno sul concetto. Non per fare un trattato accademico, ma solo navigando qua e là nel web per cercare di rendere più consueti e comprensibili queste affermazioni.

Idea creativa e innovazione
Perché un’idea possa essere considerata creativa, deve essere tale non solo da rompere una regola esistente, ma da originare una regola nuova, e migliore. La creatività crea, appunto, regole nuove. E che funzionano.

Non è solo la parte preliminare dell’innovazione. E’ una faccenda a sé stante. D’altra parte, creatività e innovazione sono non solo due momenti rilevanti, differenti e successivi uno all’altro all’interno del processo di sviluppo, ma appartengono a diversi livelli logici.

L’innovazione è un fenomeno economico e sociale. Coinvolge la collettività. Chiede investimenti, infrastrutture, politiche dedicate. E il coraggio di rischiare. Ha una fortissima componente progettuale, può essere pianificata ed è frutto di una specifica strategia imprenditoriale.

La creatività è un fatto mentale e individuale. Riguarda i singoli, o gruppi di singoli che cooperano. Chiede flessibilità, competenze, talento, focalizzazione. E una tenacia fuori dal comune. E’ per molti versi incontrollabile e dipende anche dal caso. La si può favorire ma non pianificare.

Per cultura, esperienza, formazione un bravo imprenditore può facilmente capire le logiche dell’innovazione, e governarle pianificando tempi e investimenti. Quelle della creatività sono per alcuni aspetti incontrollabili, e questo può essere molto irritante. Senza contare che i gruppi creativi possono essere davvero complicati da gestire e orientare, finalizzandone le attività senza che si perda in originalità di pensiero.

Caratteristiche in comune
Le imprese fortemente orientate alla creatività sembrano avere in comune alcune caratteristiche peculiari: un ambiente informale, piacevole, accudente ma altamente sfidante per i singoli, sistemi d’incentivazione non basati sul puro incremento retributivo, tempo e ascolto a disposizione di chi ha una buona idea.

Le persone creative non hanno bisogno di essere spinte a lavorare. Di solito, anzi, tendono a lavorare troppo e ad essere perfezioniste, quasi al di là di ogni ragionevolezza. Apprezzano il fatto di avere rispetto, reputazione e opportunità, e di appartenere a un’organizzazione che a sua volta ha una reputazione eccellente, molto più del puro incentivo economico. Non devono sentirsi costrette entro schemi di pensiero e procedure troppo rigide (e nemmeno entro orari ministeriali: biblioteche e laboratori che chiudono alle sei di sera o sono irraggiungibili nei weekend non aiutano la creatività) ma hanno bisogno che siano chiari gli obiettivi e gli standard di qualità. Hanno spesso un’alta sensibilità sociale, e si possono sentire gratificate dal fatto di sapere che il loro lavoro e la loro dedizione possono in qualche modo, e qualsiasi sia il campo d’applicazione, contribuire a cambiare il mondo, migliorandolo.

Come nascono nelle aziende idee e innovazione, come è possibile farle crescere e gestirle? Più sofisticati sono i prodotti più importante risulta l'area ricerca e sviluppo, la sua organizzazione, l'autorevolezza di cui gode. Un tema sul quale gli studi teorici e accademici sono continui, mentre le aziende non sempre sono disposte ad aprire le porte e rivelare le proprie realtà.

Alcune grandi aziende europee, tutte di gran successo, sono state intervistate nei loro headquarter e hanno raccontato le proprie strategie di creatività e le tecniche che utilizzano.

La catena della creatività
Si scopre che le idee nascono dal singolo, dalle beautiful minds, ma per realizzarsi devono passare attraverso i gruppi creativi, il clima aziendale, le città, le nazioni, costruendo una vera e propria "catena della creatività".
Piani retributivi, programmazione delle carriere, formazione, tolleranza, comunicazione interna, tutti fattori che le aziende devono saper utilizzare.

Da questa comparazione internazionale come si raffronta l'"azienda Italia", quali sono le nostre luci e le ombre, quali azioni dobbiamo intraprendere per risalire la china e guadagnare posizioni? Una necessità assoluta per un Paese come il nostro che non dispone di materie prime come gas, petrolio, energia e che deve soprattutto contare sull'intelligenza e lo spirito di innovazione delle proprie risorse umane.

L’innovazione non è una fase “naturale” dello sviluppo, ma ha bisogno di una cornice politico-amministrativa decisa ad investire nei settori strategici.
I Paesi europei che investono maggiormente sull’innovazione e sull’economia “creativa” (legata alla produzione artistica, all’editoria, alla moda, al cinema) sono la Svezia, la Finlandia, i Paesi Bassi, la Danimarca e la Germania. Al polo opposto troviamo i quattro grandi Paesi meridionali dell’Unione (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia). La frattura tra un’Europa centro-settentrionale virtuosa e un Sud in ritardo – presente in molti settori – sembra ancora più netta in questo caso.

Una parte della crisi economica italiana può essere spiegata proprio da questa incapacità a compiere in modo organico e definitivo il “salto” verso forme produttive più moderne. Il “Made in Italy” – asse trainante delle esportazioni nazionali negli anni d’oro – è per sua stessa natura centrato su produzione a basso contenuto tecnologico e di innovazione e subisce più di altri settori la concorrenza internazionale dei nuovi produttori (a costi più bassi).

I vecchi modelli teorici sulla crescita economica sostengono che – in situazioni di crisi – ogni sistema si trova di fronte ad una biforcazione: l’innovazione (in senso ampio, ossia aprirsi a forme nuove di produzione) oppure il definitivo ristagno. La possibilità di imboccare il primo percorso risiede, in buona parte, nell’abilità della politica a sostenere e accompagnare i processi virtuosi, liberando risorse per la ricerca e per ridurre il gap tecnologico che ancora separa l’Italia da molti Paesi europei.

Insomma, pur cercando di semplificare i concetti mi rendo conto che stiamo parlando di cose complesse e quindi mi risulta difficile concludere.
MI faccio aiutare da Marcel Proust : “La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi.”




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