Unire esperienze e valori

di Alessandro Lucchini

 

Matching skills. Ovvero: stimolare il pensiero “out of the box”. 

Ok, diciamolo in italiano: stimolare il pensiero, può bastare. Non lasciare il cervello fuori dall’ufficio. Metterci passione, energia, impegno, consapevolezza, responsabilità. Rischiare. Pensare che dipende da me, non solo dagli altri. Affrontare la paura di sbagliare. Mettere a frutto il talento. 

Le matching skills sono le capacità di trovare nessi e di allacciare energie, tra storie e situazioni differenti, tra percorsi paralleli, tra hobby e lavoro, tempo libero e carriera, non profit e profit, tra arte e business, tra storia e cronaca ecc. 

Requisito importante per le organizzazioni moderne, molto apprezzato dai chi si occupa di selezione, formazione, sviluppo organizzativo, perché favorisce la collaborazione, la creatività, il dialogo nelle organizzazioni. E la gioia di vivere :-) 

Teatro, musica, sport, danza, cucina, filosofia, fotografia, volontariato: ogni abilità personale "altra" può infatti facilitare la soluzione di problemi. Cos’hai sviluppato nella tua vita, che puoi mettere a frutto anche nel tuo lavoro?

E viceversa: cosa riporti, dal lavoro, nella tua vita personale? Questo il senso, dopo tutto, della lista degli hobby nel curriculum. Che gl’importa se sei uno scout, se giochi a pallone, se studi il cinese o la tromba, se canti, suoni, vai in barca a vela, se fai rugby, tennis, teatro, se ti lanci col paracadute, giochi a scacchi, o vai a tener compagnia ai malati negli ospedali? 

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Storie di ragazzi

di Alessandro Lucchini

 

Sarà scontato, ma è sui ragazzi che dobbiamo investire.

Giorni pieni di fatti terribili. Un aereo che precipita, una guerra islamica che esplode, una situazione politica che fermenta. 

Giorni punteggiati, per contro, da alcune notizie che allargano il cuore. Almeno a me.

Voglio qui raccontare tre storie, che hanno una cosa in comune: l’energia dei giovani. Toh.

Apprendista Cicerone

«Buongiorno signore, posso illustrarle questo bellissimo quadro?»

"Sì, dai, raccontamelo.»

«Allora, con questo impasto di colori il pittore ci vuole trasmettere i sentimenti che ispirano la sua visione del paesaggio...»

L'apprendista Cicerone - così dice il badge sul suo petto, e mi devo abbassare per leggerlo: avrà 9-10 anni - mi spiega sciorinando le frasi che ha memorizzato, lo sguardo salta da un punto nel vuoto, dove forse cerca il filo del senso, ai miei occhi, alle zone del quadro che governa. Le mani, da dietro la schiena per accompagnare il ciondolìo del bacino, ai chiari e scuri del dipinto.

«Sulla tela vivono tutti gli elementi della valle: i mestieri, la natura, i colori, le luci, la gioia e la mestizia della luce del tramonto…».

Gli si avvicina un adulto, forse il suo insegnante, e con garbato paternalismo: «Bravo Mattia, ricorda però che la luce è quella dell’alba, come si nota dalla direzione dell’ombra».

E Mattia, prontissimo: «Sa perché ho detto tramonto? perché è passato qui prima un professore di arte e mi ha detto che era la luce del tramonto».

«Sì, beh - commenta l’adulto - in effetti ci sono diverse ipotesi…».

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Studenti e industria

di Alessandro Lucchini

 

Collegare scuola e lavoro, studio e mestiere, leggerezza dell’adolescenza e progettualità professionale. E, più in particolare, sensibilizzare imprenditori, scuole e studenti sull’importanza di creare insieme lo sviluppo futuro dell’industria. Questo l’impegno di alcune associazioni imprenditoriali attive sul territorio. Parliamo qui dell’Unione industriale della provincia di Varese. 

Sono infatti questi gli obiettivi del progetto “Generazione d’industria”, attivo da qualche anno a Varese.

Qualche tempo fa, in chiusura di anno scolastico, mi è stato chiesto di condurre la Festa del diplomato, l’evento di presentazione conclusiva del progetto. Si trattava di guidare i ragazzi in un laboratorio formativo, e poi di preparare la cerimonia di premiazione al teatro Santuccio, davanti a genitori, insegnanti, Istituzioni.

Già l’anno scorso avevo avuto questo onore: lo spunto creativo era stato un “alfabeto del futuro”, una lista di parole evocative delle aspirazioni dei ragazzi: A come abilità, B come bisogno, C come collaborazione, e poi disponibilità, efficienza, e così via. Con spunti che poi in teatro avevano acceso riflessioni profonde, come intelligenza, organizzazione, responsabilità, soddisfazione ecc.

Stavolta l’idea era di tenere protagonista il concetto di “futuro”, ma con una dimensione più ampia. Non singole parole, ma una concatenazione, una trama. Una storia. 

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Come un bambino -3

di Alessandro Lucchini

5 anni fa nasceva la Palestra della scrittura. In quegli stessi giorni usciva il libro La magia della scrittura, e il suo blog. Pubblichiamo qui l’intervista di apertura, a John Grinder.

 

Siccome hai citato la parola “manipolazione”, vorrei chiudere con qualche domanda più generale, oltre la scrittura. Anche l’ultimo caso che hai raccontato è manipolazione.

E’ vero, è manipolazione l’azione di un genitore con i figli, quella di un insegnante con gli allievi, di un allenatore con la sua squadra. Quella che tu stai facendo con me. Ma qual è il confine tra una manipolazione “buona” e una “cattiva”?

Il confine, per me, è quello che pone il mio senso dell’etica. Per il resto, mi interessano solo i risultati. D’altra parte, su questa base è stata fondata la PNL: che cos’è il modeling? è l’abilità di estrarre dei modelli dal comportamento eccellente dei geni, cogliere “le differenze che fanno la differenza”; le differenze tra un performer o una squadra eccellente e un performer o una squadra nella norma.

È dunque il processo che sa identificare, estrarre, codificare e trasferire ad altri queste differenze, in una forma che si possa riprodurre, e quindi insegnare ad altre persone, enti o aziende per migliorare le loro prestazioni. Tensione ai risultati, attraverso l’imitazione.

 

Una catena di ricalchi, dunque.

Una catena di ricalchi.

 

In questo processo quanto pesano le conoscenze individuali? Quanto aiutano, oppure quanto ostacolano il nuovo apprendimento?

La conoscenza ha un prezzo: crea dei filtri, che ci fanno passare solo le parti della nuova esperienza congruenti con il filtro stesso. Prendi un fisico, e mettigli un pallone davanti. Gli bastano pochi dati (massa, peso, distanza...) e ti sa calcolare la forza e la traiettoria da imprimere al calcio per buttare il pallone in rete. Sostituisci la palla con un cane. Che cosa può calcolare il fisico? Niente. I sistemi viventi hanno regole diverse dai sistemi meccanici, e i filtri cognitivi del fisico non sono adatti a studiare sistemi diversi. Quando studiamo una persona, un’impresa, una situazione, dobbiamo sospendere i nostri filtri cognitivi, per sfuggire la gloria e la maledizione della nostra esperienza precedente.

 

Come faccio a sospendere i miei filtri?

Mettiti a terra di fronte a un bambino di un anno, che sta facendo le esperienze più importanti della sua vita. Ricalca tutto ciò che fa. Capirai che significa sospendere i tuoi filtri.

 

*** *** *** Con questo ampliamento di visuale - dalla scrittura all’etica, alla conoscenza - e con quest’immagine di me davanti al bambino di un anno, si chiude questa intervista e si apre questo libro. Ormai l’àncora c’è: ogni volta che vedo un bambino comincio mentalmente a ricalcarlo. E penso che scrivere bene può voler dire comunicare bene, e comunicare bene può voler dire vivere bene. Questo è l’augurio che rivolgo a tutti i lettori.

 

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Pocherighe è la newsletter della Palestra della scrittura, fondata da Alessandro Lucchini e Paolo Carmassi. Pocherighe è indirizzata ad amici e partner che hanno spontaneamente fornito il loro indirizzo di posta elettronica (legge 196/03).

Come un bambino - 2

dinAlessandro Lucchini

 

5 anni fa nasceva la Palestra della scrittura. In quegli stessi giorni usciva il libro La magia della scrittura, e il suo blog. 

Pubblichiamo qui l’intervista di apertura, a John Grinder.

Come un bambino di un anno

Intervista a John Grinder, fondatore della PNL

 

 

Parliamo di e-mail: che spazio di applicazione vedi per gli schemi neurolinguistici?

Oh, l’e-mail... strumento molto pericoloso. Pericoloso, perché non offre informazioni, o ne offre poche, di tipo relazionale. A volte, l’acutezza del tuo pensiero può compromettere la relazione con il tuo lettore, a causa di una banale incomprensione. Questo non perché tu gli abbia mancato di rispetto, ma perché nella scrittura non avevi a disposizione i segnali non verbali che caratterizzano la comunicazione interpersonale: un sorriso, un abbassamento di volume, una mano sulla spalla. Quelli gli avrebbero fatto sentire che tu lo rispetti e che gli stavi proponendo la cosa più vantaggiosa per entrambi. Per questo nelle mail diventa un’assoluta necessità usare il “framing”: devi “incorniciare” le tue intenzioni, annunciare quello che stai per fare prima di scrivere, così da stringere un patto con il lettore, un ambito di condivisione prima di esporre la tua idea.

 

Puoi fare qualche esempio?

“Il mio proposito nei prossimi paragrafi è farti conoscere il mio pensiero sulla proposta che mi hai mandato.” Oppure: “La mia intenzione è mettere a punto la proposta fino al punto in cui entrambi possiamo comprarla.” Prima annunci ciò che vuoi fare, poi lo fai. Primo passo, dunque: creare la cornice. Questo accende una lampadina nella mente del lettore e gli fa capire che può condividere la tua proposta. “Questo è ciò che ti propongo di fare insieme”; poi via con la proposta. Così sei al sicuro. Se invece vai subito con la proposta, senza averla preparata, il rischio è che il lettore non sappia come applicarla alla propria situazione, non riesca a creare le àncore adatte a stringere la sua relazione intorno a te.

 

A proposito di àncore: poiché ci sono àncore positive e negative, come si possono attivare quelle giuste nella scrittura?

Ecco, questo è un ambito in cui la scrittura può invece agevolare la relazione interpersonale. Pensa alle cattive notizie. Senti: è venerdì sera, se ne sono andati tutti , in azienda siamo rimasti solo il capo e io, che voglio finire una cosa prima di chiudere. Squilla il telefono. Che faccio, lascio squillare? non rispondo? Certo: rispondo. È il nostro maggior cliente. Mi dice che a seguito di una razionalizzazione degli acquisti deve annullare il contratto con tutte le commesse per il prossimo anno. 

Panico. Che faccio? Vado di là e glielo dico o gli lascio passare il weekend in pace? No, ho una responsabilità, vado di là e glielo dico. Busso. Avanti. Entro con la faccia mesta e balbetto: “Ha telefonato il nostro cliente. A seguito di una razionalizzazione degli acquisti deve annullare il contratto con tutte le commesse per il prossimo anno.” Che fa il capo?

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Come un bambino - 1

di Alessandro Lucchini

 

5 anni fa nasceva la Palestra della scrittura. In quegli stessi giorni usciva il libro La magia della scrittura, e il suo blog. 

Pubblichiamo qui l’intervista di apertura, a John Grinder.

Buona lettura

 

Come un bambino di un anno

Intervista a John Grinder, fondatore della PNL

 

Modeling, calibrazione, ricalco, rapport, guida, 

dialogo interno, strutture decisionali, àncore. 

I fondamenti della PNL, applicati alla comunicazione scritta.

John Grinder è uno dei più grandi pensatori del nostro tempo. Con Richard Bandler è il fondatore della programmazione neurolinguistica.

Ho potuto incontrarlo in un seminario, a dicembre 2004. È l’occasione per chiedergli un’intervista.  

Il “tu” che uso in questa trascrizione, più che all’inglese, è dovuto alla simpatia che conservo nel ricordo di quella conversazione.

 

Qual è la tua opinione sull’uso dei modelli neurolinguistici nella scrittura?

L’ambito privilegiato della neurolinguistica è la comunicazione interpersonale. È qui che si sono concentrati finora gli studi. La scrittura è un’applicazione finora poco studiata, e per questo ancora più interessante. Penso subito alla pubblicità: slogan, annunci, testi informativi e promozionali. Per rendere il testo interessante al maggior numero di lettori, devi usare tutti i sistemi rappresentazionali: presenta il messaggio in termini visivi, auditivi e cenestesici, con sostantivi, verbi, aggettivi e avverbi appartenenti a ciascun sistema: desterai attenzione in tutti e tre i tipi di lettore, e sarà più facile creare il rapport.

 

Eccoti al punto: come posso entrare in rapport, scrivendo, con una serie di persone che magari neanche conosco?

Tutti gli scrittori hanno l’esigenza di farsi leggere e capire da ampie fasce di pubblico, che magari neanche conoscono. La creazione del rapport è fondamentale. Qualunque cosa tu stia scrivendo, puoi cominciare a ricalcare  il dialogo interno del tuo lettore: prevedere quali domande egli si porrà quando inizierà a leggerti. Anzitutto, puoi strutturare le tue affermazioni in modo da creargli sorpresa e interesse. A quel punto inserisci una piccola pausa, uno spazio, per dargli il tempo di formularle bene, queste domande: “Che cosa mi vuol dire? com’è possibile? a che mi serve?...” Tu conosci la risposta: mettila nel testo, nell’esatto momento in cui sai che il lettore si è fatto la domanda. Ed è rapport.

 

Questo vale per la comunicazione uno-a-molti. Che cosa cambia nell’uno-a-uno (lettere, proposte...)? 

Anche nell’uno-a-uno è molto vantaggioso conoscere qual è il sistema rappresentazionale dominante del tuo lettore, qual è la sua strategia decisionale preferita, quale il modo in cui prende una decisione. Se sai che la sua strategia decisionale parte dal visivo e si conclude nel cenestesico, puoi scrivergli: “Vorrei che lei desse uno sguardo alle nostre proposte, e che poi focalizzasse quella che ritiene più brillante, quella che riflette più chiaramente le sue esigenze. Quando avrà esaminato ogni dettaglio, potrà sentire di avere in pugno la soluzione per spingere la sua azienda oltre le attuali posizioni...”. 

È un ricalco molto potente. 

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Il pensiero, tra linguaggio e matematica

 

In principio erat verbum aut numerus?

 

di Alessandro Lucchini

 

Un grande vantaggio dei social network, per chi scrive in un giornale, è che buona parte del pezzo lo fanno i lettori. Nooooo, dai, cos’hai capito, non è che il giornalista non serve più. È che l’interazione social è ben più semplice, vivace, e quindi più proficua delle antiche lettere in redazione. 

Qualche tempo fa, per esempio, ho lanciato sul profilo facebook della mia società un annuncio per selezionare 11 giovani poi da allenare e inserire nella nostra squadra di formatori. Mia figlia Marta, testa matematica, mi chiede perché proprio 11. Bah, le dico, fa squadra. E lei: ah, sì, poi è un palindromo, ed è un numero primo. Eh, certo, vuoi che non l'avessi pensato anch’io? 

Poi medito sui nessi tra linguaggio e matematica. Infiniti. Mi viene in mente che il primo numero è anche un articolo. Che il Verbum - che erat apud Deum - è quello che segna ilprimailduranteildopo, cioè lo scorrere del tempo, dei giorni, delle ore, dei minuti: numeri. Che in qualunque testo, legge, slide, brochure o programma politico, gli elenchi numerici tengono l'attenzione più dei bullet o delle virgole. E che Noam Chomsky, il più grande linguista del mondo, è un matematico.

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Il cliente educato

di Alessandro Lucchini

 

Piccole storie di ordinaria cafoneria.

Ha sempre ragione solo il cliente educato.

Pausa pranzo, Milano, pizzeria. Proprietari cinesi, pizzaiolo maghrebino, cameriera nera come il carbone, di una bellezza che fatico a guardare la lista, rapito dal suo passo da gazzella e dal sorriso dolcissimo.

La pizza arriva in cinque minuti, buonissima. Masticando, penso. Sono a metà del mio secondo giorno di lavoro, dopo le ferie. Sento più l’energia accumulata o la spossatezza del rodaggio? stamattina come ho gestito il ritmo in aula? e gli sguardi diffidenti? e le domande? e le obiezioni? e quanta voglia ho di rispondere alle decine di mail arretrate? e quelle due telefonate rognose, riuscirò a farle prima di sera?

Finisco, vado a pagare. Accanto alla cassa, mi attrae un cartello che dice: 

«Il cliente ha sempre ragione è un concetto inventato da un cliente. Ha ragione chi è educato, cortese e comprensivo nei confronti di chiunque stia svolgendo un lavoro nel quale il cliente non è competente. Perché dopo 12 ore passate a sorridere, spiegare, ascoltare, rispondere al telefono, rispondere alle mail, tentare ancora di lavorare mentre lo stato fa di tutto per farti chiudere 7 giorni su 7, alla fine della giornata un vaffanculo non si nega a nessuno.»

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Attrazione verbale

Attrazione verbale

di Alessandro Lucchini

 

Le parole sono animali sociali. Come le persone. Hanno un cervello, un cuore, un’anima, un corpo. Si muovono, camminano, si nascondono, si rincorrono, ti fanno cucù da un angolino. E sono sociali: solo alcune vivono da sole. La maggioranza è nata per vivere in compagnia. Si attraggono, si accoppiano, generano insiemi stravaganti, imbarazzanti, terribili, da tenersi la pancia dal ridere.

Pesca due parole: cane e armadio. Infìlaci una preposizione articolata: il cane con l’armadio. Non è già un’immagine? un racconto? magari assurdo, fantastico. C’è la potenza di una storia. E poi l’armadio del cane, il cane sull’armadio, l’armadio sul cane, il cane nell’armadio. E via.

O un sostantivo a caso: attaccapanni. Mettici davanti una lettera. Magari una S, quelle che invertono il significato. Lo staccapanni. È un personaggio: gira per i ristoranti a togliere i giacconi che gravano sui commensali; libera le camicie appiccicate sui corpi sudati. E così lo stemperino, o lo scacciavite. 

O prendi un prefisso: bis/tri, arci/ultra, anti, dis, de, semi, super, sub, mini, maxi, iper, ipo, pre, post, infra. Mettilo davanti a un nome. Un dito è una cosa: un’infradito è un’altra. Un semidirettore può essere tanto arcigno? Un minicannone fa paura? Ma va’, fa ridere. 

Facciamo il verso ai versi:

- Quel ramo del lago di Garda, che volge a mezzanotte tra tre lucchetti non collegati di tonti…

- Seguir coi gnocchi un pallone sulle piume e poi ritrovarsi a mollare

- Un dì, s’io non andrò sempre ruggendo / di lente in lente, me vedrai seduto / sulla tua Honda, o Marcel mio, bevendo / il cuor per sopportar ogni starnuto… 

O prendiamo sei-sette fiabe e facciamone un’insalata.

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Politica, comunicazione, carisma

di Alessandro Lucchini

Carisma, dal lat. eccles. charisma, gr. kàrisma, der. di karis, “grazia”. 


1. La grazia come dono di Dio. Nel linguaggio teologico è la semplice grazia santificante infusa a tutti i credenti col battesimo, o un dono soprannaturale concesso a una persona a vantaggio della comunità. 



2. Nelle scienze sociali è il complesso delle facoltà e dei poteri straordinari che una persona ha e che le vengono riconosciuti da un gruppo, consentendole di assumere un ruolo direttivo. 



3. estens. Capacità di esercitare un forte ascendente sugli altri, grazie a doti intellettuali o fascino personale, e di assumere la funzione di guida

Fin qui, è il Treccani.

Da qui in poi, c’è la nostra percezione. In famiglia, nella scuola, nello sport, in ufficio, tra amici, per strada. Lo sappiamo che cos’è il carisma. L’abbiamo provato di sicuro sulla nostra pelle. Forse qualche volta l’abbiamo anche agìto. Di certo l’abbiamo scelto o subìto.

Però non abbiamo voglia di studiarlo. In genere accettiamo il fatto che c’è, o non c’è. Gli ultimi anni della politica ne sono una dimostrazione. Ognuno di noi può sostenere che Tizio ce l’ha e Caio non ce l’ha. 

«Non sa parlare al cuore della gente» (“alla pancia”, sì, dicono proprio “alla pancia”).

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