Chi beve birra...

di Ugo Canonici

 

Abbiamo attraversato (e forse ci siamo ancora dentro) un periodo nel quale le aziende non solo non pensavano a fare “un evento wow”, ma addirittura si chiedevano se fosse il caso di realizzare un evento: di investire in comunicazione.

Sono momenti che capitano. Però coloro che stanno sulla sponda di chi organizza credo che dovrebbero fare qualche cosa… 

Forse i meno giovani ne hanno memoria. A Carosello, in TV, c’è stato un lungo periodo in cui si faceva la pubblicità alla birra. Uno dei testimonial più noto era Renzo Arbore. Ve lo ricordate? Con quella sua “erre” arrotolata faceva sorridere affermando “chi beve birra campa cent’anni”. E rimaneva impresso.

L’obiettivo era quello di aumentare nel mercato italiano, più attratto ed abituato al vino, il consumo della birra.

Al di là del messaggio, cosa mi era sembrato interessante in quella massiccia campagna pubblicitaria ? Che tutti i produttori di birra si erano messi insieme. E non si diceva “bevi la birra A” o “preferisci la birra B”. Semplicemente “bevi la birra”.

Dopo qualche anno, quando l’abitudine di bere birra si stava diffondendo, allora si, i produttori hanno cominciato ad indirizzare le varie marche.

Cosa c’entra tutto questo discorso col nostro settore? Visto che il mio non è un invito a bere per dimenticare. Né un panegirico alla birra o al bere in generale. Anzi, lasciatemi mettere la coscienza a posto sostenendo che “chi beve birra campa cent’anni… se dopo non si mette al volante”. Credo che, anche su questo tema bisognerebbe pensare ad una campagna di comunicazione ancora più massiccia. Scrivere di più. (A proposito di scritte. In un bar ne ho lette due : “Non bevete. Dovete guidare.” E vicino “Non guidate. Dovete bere.” Business is business.).

Ma riprendiamo il discorso.

 

La comunicazione, tutta la comunicazione (e la meeting industry al suo interno) stanno soffrendo di una situazione di congelamento. Non si sa ancora bene cosa il futuro ci riservi –pensano le aziende- e allora stiamo sul basso profilo. Zitti e muti. Poi si vedrà.

Peccato, come è già stato detto tante volte, che gli effetti della comunicazione richiedano tempi lunghi. E se si aspetta a comunicare quando la “macchina” si rimette in movimento…

E allora? Secondo me bisognerebbe che tutti coloro che fanno comunicazione si  mettessero insieme per spiegare, suggerire, proporre alle aziende di fare comunicazione. Senza soffermarsi a spiegare con quale mezzo. Quella potrà essere la “fase 2”. Adesso, con un impegno massiccio, con una grande spremitura di meningi, con messaggi forti e creativi ( ma non è proprio nel mondo della comunicazione che si annidano i grandi creativi?) tutti insieme spieghino che bisogna comunicare. Che si deve comunicare. Che non si può non comunicare. Oggi !

Questa non mi sembra un’idea balzana, né di difficile attuazione, né particolarmente costosa (siamo o non siamo creativi…). 

Ma chi dovrebbe realizzarla? Le varie associazioni della comunicazione (ne abbiamo un tot). In qualsiasi forma essa venga fatta.

Bisognerebbe solo aprire le porte delle torri d’avorio di ciascuna di esse e concordare una strategia. Magari che comprenda anche la “fase 2”, quella in cui ognuna potrà richiudere le porte ed affacciarsi dalla propria torre.

Ma so, ahimè, che questa è la cosa più difficile. Ne ho avuto già sentore qualche tempo fa quando, in un consiglio direttivo d’associazione, ho fatto proprio la proposta di cui sopra.

Ho avuto l’impressione del tutto analoga a quella che si racconta in una vecchia barzelletta.

La conoscete? Un paziente, giunto il suo turno, all'invito "avanti un  altro", si presenta davanti al medico. “Dottore, dottore mi aiuti. Mi sta venendo un grosso complesso. Quando parlo con qualcuno ho l’impressione che non mi ascolti e che manco mi veda. Dottore. Dottore.” Il dottore solleva la testa dalle sue carte “Ho detto: avanti un altro!”.

Quando, dopo la mia esposizione, ed un breve silenzio carico di mute riflessioni, il Presidente ha detto “il prossimo punto all’ordine del giorno prevede…” ho capito che avrebbe potuto venire anche a me un grosso complesso. Ma io avevo l’antidoto. Un bel bicchiere di birra.

 




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