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Il numero 4 del 2016 della Rivista dm&c, l'ultimo numero dell'anno, è disponibile on line.

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Social learning

di Ugo Perugini

 

Il “social learning” si può pianificare e favorisce l’engagement dei dipendenti.

Oggi il concetto di “social learning” è oggetto di attenzioni particolari e approfondimenti continui sia dal punto di vista pratico-operativo sia da quello puramente teorico.

Sotto quest’ultimo aspetto penso sia importante fornire spunti per consentire a chi lo desideri – al di là del fatto che si occupi di formazione o risorse umane – di farsi un’idea più chiara delle logiche e delle competenze comunicative necessarie per generare questo nuovo tipo di apprendimento.

E' stato realizzato uno schema molto semplice, da Jane Hart, che si occupa di “social learning” e che sul tema ha anche scritto un libro al quale rimando per ulteriori approfondimenti: “Modern Workplace and Learning. A Resourche Book per L & D.”, che permette a colpo d’occhio di cogliere il problema nella sua interezza e nelle sue possibili evoluzioni.

 

Lo schema spiega come stia cambiando il processo di apprendimento nelle aziende, specie quelle più legate all’utilizzo di strumenti digital e social.

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Leader tra popolarità e successo

di Ugo Perugini *

* da Capoverso

 

Segnaliamo un libro, scritto da John ‘JV’ Venable, non ancora tradotto in italiano che si intitola “Breaking the Trust Barrier” Come i leader possono colmare le loro lacune e ottenere alte performances.

Venable è un ex-colonnello di una flottiglia aerea degli Stati Uniti. Un uomo tosto che fin da piccolo aveva deciso che avrebbe fatto il pilota. Poi un cancro l’ha fermato. Gli hanno detto che non avrebbe più volato. Poteva essere la fine, ma Venable ha reagito. Ha vinto la battaglia con la malattia ed è tornato a volare con i Thunderbirds Air Force, risolvendo anche i problemi economici che nel frattempo avevano creato difficoltà a questo gruppo.

Secondo Venable, i due più grandi riconoscimenti che può ottenere un leader sono la popolarità e il successo. La maggior parte delle persone, però, è condizionata dalla paura piuttosto che dalla necessità di realizzare questi riconoscimenti.

Le paure più grandi sono legate proprio a questi aspetti e sono il fallimento del proprio progetto e la perdita di popolarità all’interno del team. Quali di queste paure ha più presa su di voi? Chiede Venable. Non è facile stabilirlo ma dipende dallo stile di comando e dall’uso della propria autorità.

Se disegnassimo un grafico che evidenzi le prestazioni della squadra con un leader alle prese con queste due paure (perdita di popolarità e fallimento), si potrebbero evidenziare delle situazioni opposte:

Alla sinistra estrema, c’è la figura di un leader senza credibilità, un prestanome, una pedina che non sa e non vuole utilizzare il proprio potere. Mantiene la propria posizione e i propri privilegi ma non ha alcuna autorità sui propri dipendenti. Fino a certi livelli, la performance può anche non risentirne.

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Bocca larga = bravo capo

di Ugo Perugini * *da Capoverso Premettiamo che certi studi ci lasciano alquanto perplessi. Però, soprattutto negli Stati Uniti, le ricerche sulle caratteristiche fisiognomiche delle persone procedono e hanno raggiunto livelli molto sofisticati. Con buona pace del nostro Cesare Lombroso che si era soprattutto occupato di antropologia criminale, attraverso una classificazione basata su anomalie fisiche e psicosomatiche (talora al limite del razzismo) dei delinquenti. Negli Stati Uniti l’oggetto di questo tipo di ricerca è meno drammatico e riguarda soprattutto l’aspetto del viso delle persone che occupano posizioni di rilievo in ambito aziendale, in relazione alle loro capacità di leadership. Ebbene, sembra che sia emerso che una caratteristica prevalente tra questi personaggi che hanno maggiore successo sia proprio la larghezza della bocca. La dimensione della cavità orale sarebbe correlata alla propensione per il combattimento fisico nei primati e potrebbe essere collegato alla capacità di dominio e al conseguimento di un maggiore rango sociale. Il fatto sarebbe confermato da una serie di studi che hanno tenuto in considerazione anche il successo dell’azienda guidata da questi personaggi dalla “bocca larga”, ad esempio il livello di redditività. Tanto è vero che questa caratteristica sembra che venga suggerita anche quando si tratta di selezionare nuovi leader.

Possediamo una "mente forte"?

di Ugo Perugini *

* da "Capoverso"

 

LaRae Quy è stata un’agente dell’FBI e ha lavorato nel controspionaggio, è autrice di diversi libri e di un famoso test per valutare se possediamo una mente “forte” .

Numerosi film e telefilm ci hanno mostrato le imprese di questi agenti. Conosciamo la loro preparazione e professionalità. In realtà, anche le persone che compongono questo corpo specializzato di polizia sono esseri umani e hanno paura di sbagliare anche perché un errore può costare loro la vita.

LaRae Quy si aggiunge alla schiera di coloro che dall’alto della loro esperienza vogliono fornire alcuni suggerimenti su come avere fiducia in se stessi. Per LaRae Quy la fiducia è un elemento fondamentale per una carriera di successo ed è caratterizzata da un insieme di competenze e conoscenze apprese nel tempo.

La sicurezza sul posto di lavoro la si costruisce pian piano, con pazienza e significa possedere la determinazione necessaria per superare i momenti di incertezza e la presenza di spirito per imparare dai propri e altrui errori.

Secondo l’ex agente Quy sono cinque le strategie per accrescere la fiducia in se stessi. Vediamole:

1. Essere pronti a correre dei rischi

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