Leader: un lavoro difficile

di Ugo Perugini    (da Capoverso)

 

Il lavoro del leader diventa sempre più difficile. Il motivo principale è che il contesto in cui si opera si complica sempre più.

Nessun leader è in grado da solo di disporre di tutte le capacità, le conoscenze, le informazioni, le leve e i controlli delle innumerevoli risorse necessarie per svolgere una corretta governance aziendale.

La soluzione al problema è affidarsi a un leader “partecipativo”. Questi, anzitutto, è meno ipocrita, sa che non ce la fa a gestire tutto da solo, capisce che ha bisogno degli altri e che deve essere in grado di sceglierli e fidarsi di loro.

E’ un leader più accessibile al dialogo, attento alla formazione e capace di valorizzare l’esperienza. Inoltre, possiede doti umane, competenze emotive, capace di gestire i rapporti personali più complessi, insieme alle decisioni, al lavoro, alla vita stessa.

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Un amore

di Pier Giorgio Cozzi

 

Un’amore barbaro. Non è mio l'apostrofo... 

Parliamo di pubblicità. E della grammatica della lingua italiana. Che, per il canale televisivo Real Time, corre il rischio d’essere «pregiudizialmente» sessista. «Vi auguriamo un’amore che è tutto un programma», proprio così, un’amore con l’apostrofo, lo slogan di un annuncio pubblicitario comparso su alcuni quotidiani il 13 febbraio cui ha fatto seguito, il giorno successivo - san Valentino -, una seconda pagina di spiegazione: «Un amore è un’amore. L’amore non ha età, razza, religione, genere, orientamento sessuale.

Nella lingua italiana, però, la parola amore è un sostantivo di genere maschile. Se i pregiudizi iniziano dal linguaggio, è arrivato il momento di cambiare la nostra lingua». Rendendo “neutra” la parola, continua la spiegazione, «possiamo combattere la discriminazione […] perché siamo per ogni genere d’amore».

Coerentemente con questa filosofia, il canale televisivo menzionato, promotore della pubblicità, ha inoltrato una petizione all’Accademia della Crusca perché si istituisca «il genere neutro per la parola amore». Genere che, come tutti sanno, nella nostra lingua non esiste. 

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Turismo: se la lingua batte…

di Pier Giorgio Cozzi

 

   Nessuna città italiana nella classifica “top 10” delle 100 città più visitate al mondo. Hong Kong, Bangkok e Londra conquistano il podio delle prime destinazioni mondiali per arrivi internazionali.

Nella top ten non ci sono città italiane: la prima è Roma al 13° posto che avanza di un gradino rispetto all'anno precedente. Milano invece è la città italiana, ed anche europea, che registra il maggiore tasso di crescita (+17,9%), seconda solo ad Atene. In classifica anche Venezia e Firenze. A rivelarlo sono i dati di Euromonitor International, global market intelligence publisher di Londra sulle 100 città più visitate al mondo. Statistica, dunque.    Di una casa editrice specializzata. 

   Sul punto, l’agenzia di stampa Travelnostop riporta, virgolettandolo, il commento del nostro sottosegretario al Turismo Dorina Bianchi: «Questi risultati ci danno solo una lettura parziale dell’attrattività e delle potenzialità del nostro Paese. È sicuramente un fatto positivo che Roma si sia piazzata al 13/mo posto, avanzando di un gradino, e che Milano registri il maggiore tasso di crescita, ma questi numeri devono spingerci a recuperare competitività.

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La classe degli asini

di Pier Giorgio Cozzi

 

    «Ti richiamo fra un pò». «Ne ho ordinato un’altro». «Se lo sapevo, andavo io…».Così, seicento docenti universitari, tra cui nomi celebri dell’aristocrazia intellettuale italiana, preoccupati per il degrado crescente del nostro linguaggio, il 3 febbraio hanno firmato un appello per chiedere al governo e al Parlamento di riorganizzare i programmi del primo ciclo scolastico: troppi gli studenti che arrivano all’università ignorando l’italiano corretto, grammatica sintassi e lessico.

La conseguenza è grave: secondo i firmatari dell’appello questi studenti non sono in grado di comprendere concetti elementari né di formularli per scritto.

Al punto che alcune università, per contrastare questo «semi-analfabetismo» hanno dovuto inserire l’insegnamento dell’abc della lingua italiana nei loro programmi di studio. Se non fosse tragico, sarebbe grottesco. 

   Non ci dilunghiamo qui sulle cause: scelte politiche, ideologie, teorie psicopedagogiche, di questo “sistema formativo”, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni.

Il problema, piaccia o no, sta proprio nel tipo di sistema di istruzione adottato da troppi anni.

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Castigat ridendo mores

di  Pier Giorgio Cozzi

 

    Corregge i costumi ridendo. Le tragedie che recentemente hanno colpito l’Abruzzo causando centinaia di vittime, di feriti, migliaia di sfollati e pesanti danni sono state “comunicate” con modalità differenti a seconda che l’emittente fossero i media tradizionali (stampa e tv), i media on line, blog e social network, e il ricevente i target d’elezione dei predetti strumenti di informazione/comunicazione.

In questo panorama, per due volte il celeberrimo giornale satirico francese Charlie Hebdo ha pubblicato vignette satiriche che hanno suscitato sdegnate proteste in tutt’Italia e persino una querela intentata dal Comune di Amatrice, colpito dal sisma.

Tutti conosciamo il caso e il dibattito virulento sviluppatosi in seguito alla scelta della redazione parigina: numerosissime le accuse di “pessimo gusto” al settimanale, poche le opinioni espresse a difesa della satira intesa “comunque” come ‘diritto di cronaca’, e non ci ritorniamo sopra qui. 

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