E chi se ne frega!

di Ugo Canonici

Si stava parlando con un collega commentando il fatto che la comunicazione oggi sembra che ponga sempre minore attenzione “all’altro”. Siamo così intenti e attenti a parlare di noi che si rischia di dimenticare cosa vuol dire “comunicare” (mettere in comune). Siamo assatanati dalla necessità di dire di noi (o del nostro prodotto) trascurando di preoccuparsi forse di cosa all’altro invece interessa davvero.
Il mio collega mi ha raccontato un episodio.

“Da giovane – mi ha detto- facevo politica attiva. E  c’è stato il momento in cui è stato necessario compilare un depliant che parlasse di me, per richiedere di essere votato. Per cui ho cercato di trovare tutto il positivo, di tirar fuori tutte le mie medaglie, i miei plus.”

Prima di andare avanti nel racconto mi ha precisato che a quel tempo esisteva una testata di un giornale locale, un po’ dissacrante, che segnalava ai lettori le cose che riteneva dovessero essere stigmatizzate. E questo giornale aveva una rubrica dal titolo “e chi se ne frega!”.

“Travolto dal furore – ha ripreso- di apparire completo e alla moda ho voluto anche aggiungere ‘gioca a golf’. Il tempo di diffondere i volantini. La mattina dopo avevo il posto d’onore nella rubrica.
Ti devo dire che ci sono rimasto male, ma anche che quel “chi se ne frega” è stata la più importante lezione di comunicazione che io abbia potuto ricevere nella mia carriera. Adesso, ogni volta che pongo mano ad una comunicazione mi chiedo se rischio di fare una cosa che finisca in quella rubrica. Che, ahimè, non esiste più.”

Se diamo un’occhiata alla comunicazione che circola oggi sui vari media, nella pubblicità ma anche nella cronaca e nell’informazione, credo che siamo tutti d’accordo che ci vorrebbe veramente poco tempo per mandare in overflow la famosa rubrica.

Si tralasciano a volte notizie basilari per dare spazio a dettagli che servono solo a farci gonfiare il petto (qualcuno mi spieghi perché – ad esempio – nelle pubblicità dei grandi alberghi si cerca di far vedere edifici prestigiosi, panorami da sogno e magari non si dice dove la struttura si trova. Io, da “ragazzo ingenuo” penso che sia la prima domanda che mi pongo: ma dov’è. E le successive non credo che debbano riguardare l’interno della camera fotografata col grandangolo).

Se è vero che serve l’illustrazione del prodotto per la parte razionale del cervello del lettore, non dimentichiamo che si “entra” dalla parte emozionale. E poi che ci si pone la domanda “ma a me cosa può interessare?”.
O, se preferite. Chi se ne frega!




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