Sia hw sia sw

di Ugo Canonici

 

Quando bisogna individuare una città come sede di un convegno in Italia la risposta è spesso nelle dita di una mano: Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Taormina. Specie se la richiesta arriva da una società straniera. Cinque città indubbiamente belle, interessanti, ricche di cultura e di fascino (magari non altrettanto ricche di strutture congressuali adeguate…).

Ma sempre piene, molto care, spesso “scorbutiche”.

Io personalmente sono anni che mi sforzo di far capire che il Bel Paese si chiama così proprio perché è bello tutto. Chi lo conosce sa che in qualsiasi paesino ci si imbatta si “rischia” di trovare un’opera d’arte di rara fattura (che se l’avessero ad esempio negli Stati Uniti la trasformerebbero in meta turistica per folle in ordinata coda), in una trattoria con squisita gastronomia locale e in un alberghetto con tutto il sapore dell’accoglienza familiare.

Tutte cose buone per un turismo individuale, ma che in molti casi sono anche adeguate ad un turismo congressuale.

Oltre alle “magnifiche cinque” in Italia ci sono decine di città che, come dicevo, vengono considerate figlie di un dio minore ma che hanno tutte le caratteristiche per rivendicare una paternità a livello superiore. Senza fare nomi vogliamo pensare alla Toscana, all’Umbria, al Veneto? E che dire del Salento, della Riviera Ligure, della Costa Smeralda? E in riva ai laghi? E sulle montagne? Praticamente “ovunque il guardo io giri” si può trovare una splendida sede in cui svolgere un congresso.

E sin qui ci ha pensato la natura, la storia, la cultura, la gastronomia. Ma tutto questo è contorno. Un bel contorno che però non basta se poi non vi sono le strutture e le infrastrutture: alberghi adeguati, sedi di riunione all’altezza, collegamenti funzionali.

 

E a questo devono pensare gli amministratori, spinti da precise indicazioni politiche e strategiche.

Ma c’è una terza componente, altrettanto importante: l’atteggiamento, il comportamento delle persone. Anche qui c’entra la cultura e c’entra l’insegnamento. Bisogna che tutti capiscano l’importanza di questo business e imparino a comportarsi di conseguenza.

Professionalità, disponibilità, attenzione al dettaglio, collaborazione, partecipazione, voglia di raggiungere il miglior risultato.

Tutte parole facili, banali e ovvie, che però è vitale che si trasformino in azione.

Ho vissuto recentemente un’esperienza emblematica. Ho organizzato a Bergamo un evento aziendale. La città alta è un gioiello, il cibo è da manuale e le infrastrutture interessanti. Ho trovato persone con cui siamo entrati immediatamente in sintonia. Professionisti preparati, competenti e disponibili (magari ce ne fossero di più in circolazione). Ma, di contro, non è stato facile lavorare con alcuni alberghi ( ai quali bisognerebbe far sapere che non basta ristrutturare le camere per offrire un servizio al cliente, o che sarebbe bene che  i dipendenti non si spazientissero quando si pignoleggia per poter offrire un servizio impeccabile agli ospiti).

Sono solo piccoli esempi che ritengo però funzionali al discorso. Un discorso che vuol ribadire che, come dico spesso, l’hardware (la struttura) è importante, ma lo è altrettanto il software (il servizio e la professionalità).

 




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